dall'ideazione grafica all'opera finita

In questo contesto, il disegno rappresenta qualsiasi figura tracciata utilizzando linee grafiche, incisioni o apposizioni su un supporto. Poiché può essere realizzato con mezzi semplici, permette all’artista di sviluppare una tecnica personale e offre ampio spazio per la sperimentazione, divenendo l’espressione più diretta e sincera del suo pensiero. A seconda del livello di dettaglio e complessità, il disegno è stato descritto in vari modi nella trattatistica artistica (schizzo, abbozzo, modello, bozzetto).
Per il san Bruno è noto un solo studio preparatorio. Si tratta della sanguigna con San Bruno inginocchiato, oggi al Victoria and Albert Museum di Londra, che mostra una prima idea più dinamica della posa del santo, poggiato col gomito sulla roccia mentre solleva il capo per ammirare la Vergine con un’espressione più di sorpresa che di rapimento estatico.
Cerca le correzioni, i ripensamenti e i pentimenti nell’ immagine IR principale alla tua sinistra.
Il modus operandi del Guercino si struttura prevalentemente su una stesura diretta del colore, abbandonando quasi del tutto la tecnica del disegno preparatorio, limitandosi a tratti brevi, sottili, non continui e a mezzo secco per la realizzazione dei contorni del viso di alcuni personaggi e nei panneggi.
Un mezzo fluido a pennello viene impiegato in alcuni passaggi, per creare un accorgimento volto a «staccare dal fondo» determinati elementi, al fine di portarli in primo piano, in una sorta di trattamento tridimensionale. È il caso della veste della Vergine, del braccio dell’angelo di destra e dei due puttini in alto a destra.
Si rilevano piccole correzioni, riprese e modesti riposizionamenti eseguiti per ottenere una maggiore precisione anatomica. Questo è evidente nell’abbassamento della cima del monte sullo sfondo, nel profilo della testa del Bambino, nel panneggio dell’angelo a destra.
Le radiazioni elettromagnetiche che il nostro occhio riesce a percepire rientrano in un intervallo di lunghezze d’onda che va da circa 400 a 750 nanometri. Oltre questi limiti, le radiazioni diventano invisibili per l’uomo, ma conservano la capacità di interagire in vari modi con la materia, ad esempio attraverso l’assorbimento, la riflessione, la trasmissione, e così via.
La riflettografia infrarossa è una tecnica di acquisizione di immagini che sfrutta la capacità dei materiali che compongono gli strati superficiali di un dipinto di lasciarsi attraversare o di riflettere la radiazione infrarossa (lunghezza d’onda delle radiazioni infrarosso vicino 800-1000 nanometri). Sfruttando questa proprietà è possibile osservare, dove presente, il disegno preparatorio che si trova al di sotto dello strato pittorico oppure rilevare ripensamenti, pentimenti o rielaborazioni apportate dall’artista in corso d’opera. Le immagini che si possono ottenere sono in scala di grigio, dove le aree più chiare risultano quelle con caratteristiche chimico-fisiche che riflettono maggiormente o completamente la radiazione infrarossa. La sensibilità dell’analisi è dipendente non solo dalla natura chimica degli strati pittorici ma anche dal loro spessore. La riflettografia infrarossa è molto importante per poter studiare la tecnica del pittore e l’“idea” all’origine del dipinto: è possibile osservare elementi non visibili a occhio nudo e ricostruire a ritroso le fasi di evoluzione dell’opera d’arte, dalla sua creazione fino alle successive modifiche e finiture.

