STATO CONSERVATIVO
Tra i metodi di esame impiegati nell’accertamento dello stato di conservazione e nella verifica dell’esistenza e dell’estensione di parti non originali del tessuto pittorico, vi sono la tecnica fotografica in luce radente (RAD) e quella di fluorescenza visibile indotta da radiazione ultravioletta (UVF).
Le radiazioni elettromagnetiche che il nostro occhio riesce a percepire rientrano in un intervallo di lunghezze d’onda, definito visibile, che va da circa 400 a 750 nanometri. Oltre questi limiti le radiazioni diventano invisibili per l’uomo, ma conservano la capacità di interagire in vari modi con la materia, ad esempio attraverso l’assorbimento, la riflessione, la trasmissione, in modo simile a quanto avviene con la luce visibile.
La tecnica fotografica di fluorescenza visibile indotta da radiazione ultravioletta (UVF) sfrutta il comportamento che hanno alcuni materiali quando vengono illuminati da una sorgente di luce che emette radiazioni ultraviolette non visibili all’occhio umano. Quando una superfice viene irraggiata da raggi UV questa può assorbire o riemettere energia sottoforma di raggi visibili. Le diverse luminosità, o fluorescenze, osservabili su un dipinto irraggiato dipendono non solo dalla composizione chimica delle sostanze presenti nella vernice protettiva e negli strati pittorici, ma variano anche nel tempo. Questa è la ragione per cui la fotografia di fluorescenza è efficace nel distinguere le ridipinture dalla stesura originale: i materiali sovrapposti, essendo meno antichi, tendono ad apparire più scuri a causa del diverso colore e intensità di fluorescenza che mostrano, quindi le parti che hanno subito restauri o aggiunte recenti risulteranno più scure o totalmente nere.